Ridurre Metano Allevamento col Biochar
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Ridurre il Metano dell’Allevamento col Biochar

Il Paradosso del Metano

Immaginate di viaggiare indietro nel tempo, nelle profondità della foresta amazzonica, dove millenni fa le civiltà precolombiane crearono la Terra Preta: un suolo straordinariamente fertile nato dall’aggiunta di carbone vegetale.

Oggi, quella saggezza antica è stata riscoperta e perfezionata dalla scienza moderna per risolvere una delle sfide più urgenti del nostro secolo: il paradosso del metano nel settore zootecnico.

Il biochar non è più solo “carbone”. Grazie a processi di pirolisi ad alta precisione, siamo in grado di creare una “spugna” di carbonio così porosa che un singolo pugno di questo materiale può avere una superficie interna vasta quanto un intero campo da calcio.

Questa incredibile struttura non serve solo a stoccare carbonio, ma sta diventando uno standard certificato per la salute animale e la resilienza climatica, trasformando ogni allevamento in un alleato attivo del pianeta.

Biochar Riduzione metano zootecnia

Un Integratore “Antico” per una Sfida Moderna

L’uso del carbone vegetale per placare i disturbi digestivi del bestiame è una pratica tradizionale, ma la vera rivoluzione è normativa e sistemica. Dal 2011, con il Regolamento UE 575/2011, il biochar è autorizzato come additivo quotidiano per mangimi (classe EBC-Feed).

L’aspetto più affascinante di questa integrazione non è solo l’efficienza alimentare. Dobbiamo iniziare a vedere l’animale come un “sistema di distribuzione mobile” di carbonio.

Ingerendo il biochar, il bestiame non solo migliora la propria digestione e riduce le fermentazioni enteriche che producono metano, ma lo trasporta naturalmente all’interno delle deiezioni, arricchendo il letame direttamente “alla fonte” e risparmiando all’agricoltore il lavoro di distribuzione manuale nei campi.

“Il biochar è un additivo tradizionale per mangimi spesso utilizzato per trattare i problemi digestivi del bestiame. Dal 2010, il biochar viene sempre più utilizzato anche come additivo per le miscele quotidiane di mangimi.”

— Linee guida European Biochar Certificate (EBC).

Pirolisi ad Alta Precisione: Creare una “Spugna” di Carbonio

Per trasformare la biomassa in una struttura stabile e sicura, la produzione deve seguire protocolli rigorosi. La pirolisi deve raggiungere almeno i 500 °C per almeno 10 minuti: solo così possiamo garantire la degradazione totale di micro-inquinanti come farmaci o micotossine.

Un parametro fondamentale per misurare la stabilità del carbonio è il rapporto molare H/Corg. Se questo valore è inferiore a 0,7, abbiamo la certezza scientifica che il carbonio rimarrà sequestrato per secoli e non tornerà in atmosfera.

Ecco un confronto tra i due principali standard di qualità:

Parametro di ProduzioneUso Agricolo (EBC-AgroOrganic)Uso Zootecnico (EBC-Feed)
Biomasse AmmesseVegetali selezionateSolo vegetali pure e incontaminate
Temperatura Minima> 350 °CMinimo 500 °C per 10 minuti
Rapporto H/Corg< 0,7< 0,7
Additivi MineraliAmmessi fino al 10%Non ammessi
Contaminanti (IPA)< 4-6 mg/kg s.s.Specifici limiti per Benzo[a]pirene

Sicurezza Totale: L’Eccellenza del Modello Italiano

Quando parliamo di mangimi, la sicurezza non ammette compromessi. Il biochar certificato EBC-Feed e il marchio italiano MVVB (Marchio Volontario di Valorizzazione del Biochar) garantiscono limiti di purezza che spesso superano i requisiti europei.

Un esempio?

La normativa italiana impone un limite per i PCB inferiore a 0,5 mg/kg, contro lo 0,8 mg/kg previsto a livello UE, confermando il nostro Paese come uno dei più rigorosi nella protezione della catena alimentare.

Tutti i seguenti limiti di sicurezza sono calcolati su una base dell’88% di sostanza secca (DM), garantendo precisione analitica assoluta:

• Metalli Pesanti: Arsenico (< 2 mg/kg), Piombo (< 10 mg/kg), Cadmio (< 0,8 mg/kg).

• Inquinanti Organici: Benzo[a]pirene < 25 µg/kg e Diossine/Furani < 0,75 ng TE/kg.

• Requisiti Fisici: Il biochar deve essere macinato con granulometria inferiore a 3 mm per evitare rischi fisici agli animali e garantire una miscelazione perfetta.

Dal Mangime al Suolo: Il Ciclo del “Carbon Sink”

Il viaggio del biochar non finisce nell’intestino dell’animale. Una volta espulso, diventa un catalizzatore formidabile durante il compostaggio del letame. Qui svolge un ruolo cruciale nella riduzione del protossido di azoto (N2O), un gas serra quasi 300 volte più potente della CO2.

Grazie agli studi promossi dalla Prof.ssa Lo Monaco e dall’associazione ICHAR, dal 2015 (D.lgs 75/2010) il biochar è ufficialmente un ammendante ammesso in Italia. Una “rivoluzione silenziosa” confermata dal Regolamento UE 2019/1009, che riconosce i materiali da pirolisi nella categoria CMC 14.

È curioso notare come il legislatore europeo non usi esplicitamente il termine “Biochar”, optando per una definizione tecnica che ne sancisce il riconoscimento formale senza nominarlo direttamente.

Questo materiale ha inoltre aperto le porte all’agricoltura biologica (Reg. UE 2019/2164), completando il ciclo della sostenibilità.

Il Mercato Italiano: Un’Economia Circolare in Crescita

Sebbene il mercato italiano sia ancora in una fase pionieristica (con volumi stimati in poche centinaia di tonnellate), il trend è in chiara crescita: ad ottobre 2020 si contavano già 44 prodotti autorizzati nel registro dei fertilizzanti.

Adottare il biochar non significa solo acquistare un prodotto, ma aderire a un modello di Economia Circolare. I produttori certificati devono infatti recuperare almeno il 70% del calore generato durante la pirolisi.

Quell’energia, derivata dalla creazione della nostra “spugna” di carbonio, viene riutilizzata per riscaldare le aziende o alimentare i processi industriali, chiudendo il cerchio dello spreco zero.

aziende agricole biochar

Conclusione: Una Domanda per il Futuro

Il biochar rappresenta la tecnologia ponte perfetta: risolve problemi immediati di benessere animale, riduce l’impatto dei gas serra nelle stalle e trasforma il suolo in un deposito di carbonio eterno.

Ogni azienda agricola ha oggi la possibilità di smettere di essere solo una fonte di emissioni per diventare un “carbon sink” attivo.

La scienza ci ha fornito lo strumento, la normativa ha tracciato il sentiero della sicurezza. La domanda che rimane è: siamo pronti a trasformare il carbone nel nostro più potente alleato per il clima?

Crediti: 1, 2, 3, 4, 5, 6

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